|
Giuria: Anna Eugenia Morini (presidente), Emanuela Gasbarroni, Claudia Vaccaro,Gaia Capurso, Elisabetta Femiano
PREMI
MIGLIOR CORTO INTERNAZIONALE GIURIA TECNICA
LA HUIDA di VICTOR CARREY
Questa proposta cinematografica ci permette di percepire ed individuare quei fili invisibili che legano tutte le cose e gli uomini. la capacità tecnica e poetica e’ notevole, e tutti gli ingredienti del racconto visivo e linguistico sono con sapienza dosati e distribuiti: misura creativa, leggerezza nell’esposizione, completezza nell’azione, risoluzione nell’intento. la circolarità della narrazione che siamo invitati a percorrere ci conduce a spiccare un volo, lo stesso del personaggio con la maschera che nella scena del rallenti disvela finalmente il perchè del tutto. in questa apoteosi, fusione con l’immagine scoprire un sorriso che apre alla vita e alle piccole cose.
PREMIO DEL PUBBLICO
IL NUMERO DI SHARON di Roberto Gagnor – Roma
PREMIO CORTO PRESS MIGLIOR SCENEGGIATURA
JOSELYN di Susan Bejar
per il messaggio dolcissimo di un amore che alla fine trova se stesso, dopo peripezie interiori esclamate tra le pieghe di una vita appena sussurrata. Ancora una volta la penisola iberica dimostra di saper generare artisti sensibili e vigorosi allo stesso tempo: un potere coinvolgente, in cui una quotidianità tristemente attualissima è fotografata attraverso la psicologia di una protagonista quasi borderline, traducendosi in un promettente cammeo d’autore.
L’equilibrio dei vari elementi narrativi infonde magistralmente alla trama una poetica incredibilmente armonica. I dialoghi sono quasi completamente assenti e forse l’unica vera comunicazione è proprio quella non verbale, trasmessa allo spettatore attraverso la magia della bravissima attrice, che vive di pane e sogni, ma che trova quello che cerca proprio quando ormai non lo sta più cercando.
La regista incarna benissimo quel senso di solitudine e povertà che sta investendo il nostro mondo, ma i dettagli non sono mai scontati e tutto si amalgama in un desiderio di amore tanto semplice quanto complicato.
La stanza condivisa tra sconosciuti è un po’ la metafora della vita ed è difficile non notare le colorite emozioni di questa giovane regista, che ritrova nel pianto della rassegnazione finale, un barlume di speranza.
“Joselyn” è una favola dei giorni nostri, in cui lo squallore della realtà si condisce di sogni che galleggiano soavemente e, nonostante tutto, guadagnano la vittoria.
PREMIO LOW BUDGET – GIURIA TECNICA
assegnato dalla giuria a ALICE BRAZZIT per Cosetta Colla. Il teatro delle marionette Coraggioso, raffinato e sorprendentemente maturo, il lavoro di questa giovane cineasta si misura con un mondo, le cui radici affondano in un passato che fa fatica a sopravvivere. Scatti fotografici incisivi, come fissati nella storia, alternati a eleganti movimenti di marionette che danzano nell'aria al suono di una musica al di là del tempo, generano un ritmo che diventa narrazione. La giovane regista, con un budget bassissimo, ma forte della sola creatività, descrive in profondità quel soffio con cui Cosetta Colla riesce a dare vita alle sue creature che riacquistano un fascino che sembrava perduto.
PREMIO LAZIO GIOVANI – GIURIA TECNICA
SOTTO CASA di Alessio Lauria – Roma
Ai grandi interrogativi esistenziali si contrappone una piccola esigenza quotidiana, che diventa risolutiva di attese, progetti e prospettive.
Intorno al ridotto perimetro di un parcheggio si dipana una sequenza, girata con ironia, di sguardi delusi e meravigliati, dinieghi beffardi e abbracci insperati.
Una girandola di stati d'animo per una motivazione apparentemente insignificante, che emoziona e diverte.
PREMIO CORTO AFRICA – GIURIA TECNICA
Abandon de poste di Mohamed Bouhari – Marocco
Due uomini di fronteggiano: uno in giacca e cravatta, muscoli tirati, sguardo severo. L'altro ha occhi di fuoco, disegnati nella cartapesta, una tela sulle spalle, e fa la guardia, secondo tradizione, per cacciare spiriti e intrusi.Entrambi si trovano uno di fronte all'altro in una strada metropolitana. Il muscolo sorveglia edifici, il guardiano è posto fuori una galleria espositiva. Si osservano in silenzio stabilendo un filo comunicativo, dove si snodano radici comuni, echi di prateria, fuoco nelle mani e vento nei capelli. Entrambi compiranno un percorso di liberazione, ricongiungendo destini lontani. Un cerchio che si chiude, con poche parole e azioni irruenti, narrati con profondità da un ottantenne regista di Rabat, felicemente poetico.
Two men face each other. One is dressed in suit and tie, muscular and with a severe look. The other, made of papier mâché who has got fiery eyes, is wrapped up in a cloth and, according to an ancient custom, stands guard in order to keep away spirits and intruders. Both of them stand one opposite the other in an urban street. The muscle-man watches over buildings, the guardian stands outside an art gallery. They watch each other in silence establishing a stream of communication which winds across their consciousness and evokes common roots, echoes of prairies, fire in the hands and the wind in the hair. Both will follow the path leading to liberation where their far apart destinies will meet. Finally, with few words and frantic actions, both ends meet, the whole narrated with a deep insight by a poetic eighty-year-old director from Rabat.
MIGLIOR CORTO PONTINO - PUBBLICO
Ora ti vedo – Michele Catalano Latina
MIGLIOR REGIA FEMMINILE – GIURIA TECNICA
You shall not leave the way di Veronika Szemlova Rep. Ceca
Efficace connubio tra creatività e rigore nella rappresentazione di un mondo bidimensionale in cui linearità e geometria compositiva evidenziano la superabilità dei limiti espressivi e la percorribilità di strade non convenzionali. I grandi temi della vita sono tracciati dalla giovane regista attraverso il capovolgimento ironico della regola comportamentale: si configura in tal modo una coraggiosa e dignitosa alternativa al conformismo che ci invita a valutare positivamente i differenti sguardi sul reale.
MIGLIOR FOTOGRAFIA - GIURIA TECNICA
Io sono qui - Mario Piredda - Bologna
Per un'attenta scelta compositiva dell'immagine inizialmente vitale, fra primi piani e campi medi e lunghi, che diventa complice della vita sonnolenta di Giovanni e dei suoi amici e che poi si trasforma in fredda e distaccata nel raccontare la missione in Kossovo.
Per l'uso della luce come parte integrante della narrazione: una luce che, dapprima inonda, accecante, una vita che scorre lenta e pigra in una terra senza tempo per poi diventare buia, livida e densa per descriverci Giovanni nella missione in un Kossovo senza paesaggio, facendoci presagire la tragedia.
Sarà sempre la luce a chiudere la storia, di nuovo vitale, quasi a suggerire una possibile speranza.
MIGLIOR CORTO ITALIANO
SALVATORE di Bruno Urso 29 - Catania
Intensa e ravvicinata esperienza visiva che mette in campo tematiche attuali e al tempo stesso care al cinema italiano attraverso modalità rappresentative non consuete: le insidie retoriche e patetiche vengono sapientemente evitate tramite il potenziamento della componente filmica; la consapevolezza del mezzo espressivo consente di affidare alle inquadrature e al suono la funzione poetica del racconto evidenziando formalmente la problematica dialettica tra contesto e interiorità dei personaggi.
MENZIONI
HABIBTI di Nour Wazzi 28 - Londra Menzione Speciale Centro Donna Lilith
Per il soggetto che mette in evidenza come la volontà e la capacità di integrazione superino le difficoltà culturali e sociali, per la recitazione e per la regia
PIZZANGRILLO (MENZIONE SPECIALE MIGLIOR CORTO ITALIANO)
Menzione speciale assegnata al cortometraggio per la capacita’ di cogliere nell’ aspetto piu’ tecnico del mezzo cinematografico l’intimita’ e la purezza dello sguardo limpido di un bambino che si incontra con quello piu’ cupo del nonno. Per aver avuto la capacita’ di raccontare il rapporto intimo e interiore di due vite senza mai scadere nel luogo comune.
“BARRACUDA” DI NICOLA MARTINI (MENZIONE SPECIALE CORTO LOW BUDGET)
Colpisce senza dubbio lo straordinario lavoro dei due protagonisti che riescono a gestire ritmo, musicalità linguistica, e silenzi con padronanza e grande affiatamento scenico. la storia è intrigante e ben raccontata nel piccolo spazio di una stanza 4metri x 4, grigia ed umida come il lavoro che devono compiere. Una porta che si apre come unica possibilità di comunicazione con la vita, e alla fine la scoperta di un biglietto simbolo di un sole che secondo i personaggi li farà sorgere ad una nuova vita. fino qui tutto bene, tanto per citare un bellissimo film, ma cosa succede poi? Un imprevisto, una svolta non calcolata, una furbata diabolica, una geniale trovata? La parte finale di questo ottimo lavoro ci lascia in apnea all’inizio, poi incominciano le riflessioni, le analisi, il confronto e lo scontro costruttivo. la veridicità della morte dell’attore viene messa in discussione: come? Non è vero? È tutta una finzione? Ma non è possibile!? Qualcuno di noi si dissocia altre insistono che (a parte il finale) il lavoro è svolto con bravura e merita attenzione. questo è il percorso che abbiamo attraversato e ci ha portato alla conclusione di una menzione speciale. Una riflessone che estendiamo a tutti voi. La sacralità della morte, la lealtà della comunicazione sono temi sui quali ognuno di noi può e deve dire la sua.
OMERO, BELLO DI NONNA (MENZIONE SPECIALE FILM ITALIANO)
Un uomo bambino e una donna anziana che gorgheggiano tra serpenti immaginari, pappagalli di pezza e lenzuola che diventano onde: un legame patologico viene narrato con poetica allegria, eliminando volgarità e tristezza da una quotidianità dove entra luce. Un lieve raggio darà forza a questo ragazzo mai cresciuto, per riannodare il filo della vita con una nonna amata e felicemente vissuta. Una storia bizzarra con attori intensi, diretti con profonda leggerezza. |